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Verso un nuovo mercato europeo della contrattualistica pubblica

Approfondimento Novembre 2016 a cura dei docenti NIBI

Come noto, lo scorso 20 aprile, è entrato in vigore il d.lgs. n. 50/2016 con cui il Governo ha radicalmente riformato la normativa italiana in tema di affidamenti di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.

Non va però dimenticato che il Nuovo Codice Appalti costituisce il momento attuativo di un più ampio processo di riforma legislativa posto in essere dell’Unione Europea mediante l’adozione delle Direttive Europee nn. 23, 24 e 25 del 2014 (rispettivamente in tema di concessioni, appalti nei cd. settori ordinari e appalti nei cd. settori speciali) che tutti i Paesi appartenenti all’Unione sono tenuti a recepire.

È evidente che si tratta di un momento di assoluto rilievo nell’ottica dell’integrazione e – per quanto più rileva – delle opportunità di business extra nazionali: ciò a maggior ragione se solo si considera che, di media, ciascun Paese spende circa il 20% del proprio PIL per gli approvvigionamenti di beni e servizi e che dunque la contrattualistica pubblica costituisce un mercato per nulla trascurabile (a maggior ragione in periodi di generale crisi economica).

Per quanto tale processo sia ancora in itinere e ciascun Stato membro goda di una certa discrezionalità nell’adottare la propria normativa di recepimento, vi sono dei “punti fermi” nel testo delle Direttive che gli Stati membri non possono disattendere e che muovono per l’appunto nell’ottica di incentivare la mobilità (correttamente competitiva) delle imprese sul territorio Europeo.

Anzitutto, l’obbligo per le Pubbliche Amministrazioni di suddividere l’oggetto degli appalti in lotti al fine di non ostacolare la partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica delle PMI. 

Di poi, l’introduzione delle cd. clausole sociali e dei criteri ambientali minimi cui le Amministrazioni si devono attenere nella redazione dei bandi di gara: con tutto ciò che ne deriva non solo in termini di sviluppo sostenibile, ma anche di abbattimento di quelle discrepanze normative che spesso hanno rappresentato il driver principale degli investimenti all’estero e di strumenti contrattuali volti a sfruttare il dumping di settore.

Del resto, uno degli obiettivi principali delle Direttive in questione è proprio quello di tentare – nel rispetto della sovranità nazionale – un’armonizzazione della normativa applicabile alla contrattualistica pubblica sì da garantire una reale e sostanziale concorrenza tra imprese l’implementazione di un vero mercato unico basato sui principi di trasparenza, parità di trattamento e non discriminazione.

Su questa scia si pone anche il cd. documento di gara unico europeo (“DGUE”) che – come si legge testualmente sul sito web della Commissione Europea – è “un’autodichiarazione dell'impresa sulla propria situazione finanziaria, sulle proprie capacità e sulla propria idoneità per una procedura di appalto pubblico. È disponibile in tutte le lingue dell'UE e si usa per indicare in via preliminare il soddisfacimento delle condizioni prescritte nelle procedure di appalto pubblico nell'UE”. 

Esso costituisce un’evidente semplificazione per l’operatore privato interessato ad un appalto transfrontaliero atteso che quest’ultimo non dovrà più “adeguarsi” alla modulistica fino ad oggi messa a disposizione da ciascuna Stazione Appaltante nell’ambito della legislazione del singolo Stato di appartenenza, ma potrà – in via generalizzata – ricorrere a tale documento qualunque sia il Paese in cui è bandita la procedura ad evidenza pubblica cui intende partecipare. Il tutto, peraltro, mediante supporto elettronico (che dal 2018 costituirà l’unica “forma” di partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica): con tutto ciò che ne deriva in termini di accessibilità al mercato straniero. Sempre più del resto – e le Direttive Europee in tema di appalti muovono in questo senso – le Stazioni Appaltanti saranno chiamate (in ogni Stato Europeo) a bandire gare attraverso supporti telematici che, oltre a garantire maggiore trasparenza e conoscibilità (ogni Paese è infatti tenuto ad adottare forme di pubblicazione on line delle proprie procedure di gara), agevolano la partecipazione dell’operatore economico che, dunque, anche sotto questo profilo vedrà un’ulteriore abolizione delle barriere di ingresso al mercato. Ciò chiaramente sia per l’impresa italiana che voglia contrarre con una Stazione Appaltante straniera che per l’impresa straniera che voglia accedere al mercato italiano.
 

A cura di Ilaria Gobbato, Senior Associate and Member of the Global Public Policy and Regulation practice at Dentons Milan office.

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