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Quali Paesi stanno trainando il commercio internazionale?

Approfondimento Ottobre 2016 a cura dei docenti NIBI

Il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato il World Economic Outlook di ottobre. Poche le novità. Si conferma che nel 2016 la ripresa sarà lenta anche per effetto di alcuni fattori forieri di incertezza che pesano negativamente sulle previsioni. 

Innanzitutto la gestione da parte del Regno Unito del post referendum su Brexit: facilissimo criticare l'UE, arduo invece individuare quali nuovi relazioni proporre dopo l'uscita dall’UE. Seguono: la ricerca di un nuovo modello per la Cina la cui crescita è passata dall'11% (media 2005-11) al 6,6% (valore atteso per il 2016) e per buona parte dei Paesi esportatori di materie prime (per i quali sono crollate le ragioni di scambio), le elezioni statunitensi (la Clinton ha "vinto" anche il terzo dibattito televisivo, ma i sondaggi non sostituiscono la democrazia, per fortuna) e la crisi siriana che riapre scenari da guerra fredda e frammenta una già debole UE.
Per questo motivo le previsioni dell'FMI per la crescita mondiale nel 2016 (+3,1%) sono in riduzione rispetto al 2015 (+3,2%) e in riduzione rispetto a quanto previsto nel precedente rapporto dell'aprile 2016 (+3,2%).

In questo contesto di bassa crescita sta accadendo qualcosa di inaspettato al trend del commercio globale. Dopo il crollo e il rimbalzo negli anni critici (2008-2010) il volume del commercio mondiale cresce del 3% all’anno, meno della metà della crescita pre-crisi. In particolare, tra il 1985 e il 2007, il commercio cresceva del doppio rispetto al PIL, mentre negli ultimi quattro anni, ha a malapena tenuto il passo. Una crescita degli scambi così lenta rispetto all’attività economica ha pochi precedenti nel corso degli ultimi cinquant’anni. Gli studiosi stanno cercando di spiegare questo fenomeno valutando l’impatto combinato di nuove politiche protezionistiche, riduzione degli investimenti e nuovi modelli di global value chain. 
Interessante è vedere quali sono i Paesi che trainano il commercio internazionale. Nelle figure che seguono viene riportata la variazione annuale (%) delle importazioni espresse in volumi. Per le economie avanzate, il rallentamento è stato brusco all’inizio del periodo post crisi del debito dell’area euro, ma le importazioni sono riprese subito dopo in linea con la modesta ripresa in queste economie. Nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo, il rallentamento è stato inizialmente più debole, ma è diventato più deciso durante gli ultimi due anni.

Nella tabella sono elencati alcuni Paesi in funzione della differenza tra i tassi di crescita delle importazione tra il periodo pre-crisi (2002 – 2007) e l’ultimo biennio (2015 – 2016).
 

 

 

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