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L'importanza della sicurezza del personale e dei beni per i lavoratori e per le aziende all'Estero

Approfondimento Aprile a cura dei docenti NIBI

Per ottenere risultati importanti nei mercati internazionali occorre presidiarli in forma continuativa con uomini e mezzi. Che si tratti della cantierizzazione di opere, dell’apertura di sedi produttive e commerciali, di squadre di lavoro addette all’istallazione o manutenzione di impianti e/o di addetti commerciali, sono migliaia le imprese esposte ai rischi per la salute e sicurezza in contesti internazionali.

Quali sono le norme di salute e sicurezza sul lavoro vigenti nei paesi esteri e quanto differiscono da quelle europee ed italiane? Qual è la migliore organizzazione aziendale in relazione alla normativa locale e come formalizzarla? La gestione della sicurezza e della security in che modo può seguire le modalità organizzative implementate da un gruppo industriale? Quali misure devono essere valutate in relazione al lavoro all’estero e con che valutazione costi-benefici?

Mentre operano all’estero, persone e mezzi sono soggetti a rischi legati all’attività specifica che svolgono ed alle condizioni socio politiche in cui si trovano ad operare.
L’eventualità che gli stessi possano incorrere in incidenti comporta implicazioni etiche, morali, emotive, economico - finanziarie e patrimoniali con conseguenze serie per l’azienda sia all’interno (azionisti, managers, staff) che all’esterno (fornitori, reputazione, immagine). 

Le attività lavorative svolte dalle aziende portano all’estero i requisiti della normativa italiana, rendendo di fatto responsabili anche di fatti avvenuti all’estero i dirigenti, manager, addetti alle discipline di safety e security

La due diligence della Direzione Aziendale deve essere garantita anche quando il luogo di lavoro è distante e difficile da monitorare, e questo si ripercuote su tutte le figure a supporto (RSPP, Security Managers, consulenti legali, HR departments) o distribuite nella catena di comando (Dirigenti, Preposti e Lavoratori). E ciò deve essere documentato in azienda, sia per fare tesoro delle lessons learned, sia per conservare evidenza dei piani di prevenzione e protezione del personale attuati dall’azienda.

I danni o la perdita di uomini e mezzi possono infatti avere effetti destabilizzanti, che possono essere contenuti attraverso la prevenzione, la protezione, nonché l’intervento tempestivo. L’insieme di queste misure è molto ampio e da analizzare in dettaglio: si va dall’analisi normativa e la valutazione a priori delle condizioni di sicurezza già durante la fase di progettazione di edifici/impianti, alla formazione del personale, dalla valutazione dei rischi per i viaggiatori all’analisi del contesto ambientale-geografico in cui si sviluppano i lavori, dall’approntamento dei piani di safety e security alla individuazione di specialisti che si occupino esclusivamente di tali aspetti in loco.

L’attenzione a queste tematiche accomuna oggi la maggioranza delle aziende in maniera proporzionale alla complessità della loro relazione con l’estero: anche tale aspetto è meritevole di considerazione. Infatti l’essersi strutturati con brench o company all’estero, la gestione dei distacchi del personale e l’assunzione di personale in loco, sono elementi determinanti dell’approccio che la direzione aziendale è tenuta ad avere e del quale deve rispondere.

Gli argomenti trattati nel corso cercheranno di approfondire le risposte a tutti questi quesiti, fornendo utili spunti e metodologie concrete di lavoro.

L’approccio transnazionale alla materia dell’Health & Safety law
La corretta impostazione sul piano dei ruoli e delle responsabilità in ambito sicurezza sul lavoro è di vitale importanza anche e, soprattutto, per le aziende italiane che hanno in animo di operare in ambito internazionale.

Non a caso secondo l’art. 6 comma 1 c.p. rubricato ‘Reati commessi nel territorio dello Stato «Chiunque commette un reato nel territorio dello Stato è punito secondo la legge italiana.” Tuttavia, In relazione al luogo ove è stato commesso il reato l’art. 6 comma 2 precisa che «Il reato si considera commesso nel territorio dello Stato, quando l'azione o l'omissione, che lo costituisce, è ivi avvenuta in tutto o in parte, ovvero si è ivi verificato l'evento che è la conseguenza dell'azione od omissione».

Dunque, qualora l’infortunio derivante dalla mancata applicazione delle norme infortunistiche si verificasse in territorio estero (lesioni colpose o omicidio colposo in violazione di norme antinfortunistiche ex artt. 589 e 590 c.p.) e l’infortunato fosse stato inviato dal datore di lavoro italiano nel predetto territorio per lo svolgimento di mansioni lavorative, in ipotesi, potrebbe sussistere la responsabilità penale per l’infortunio occorso del Datore di lavoro italiano e, probabilmente, anche di altri soggetti in posizione di garanzia facenti capo al datore di lavoro italiano (dirigenti, preposti, direttore lavori, etc).  Ciò deriverebbe dal fatto che i fatti di reato si sarebbero verificati sia in Italia che ne territorio estero ove sarebbe avvenuto l’infortunio.

Pertanto, in applicazione dell’art. 6 c.p., in siffatte situazioni potrebbe sussistere la giurisdizione del giudice italiano il quale sarebbe chiamato a giudicare i  presunti responsabili dell’evento infortunistico secondo la legislazione italiana. Egualmente, potrebbe, contestualmente, avviarsi un procedimento penale innanzi al Tribunale competente del luogo (situato nel paese estero) ove si è verificato l’infortunio in danno dei soggetti ritenuti responsabili (DL. Dirigente, preposto, etc) in applicazione della legislazione vigente nel paese estero.

Al riguardo, occorre ricordare che in applicazione dell’art. 9 c.p. rubricato ‘Delitto comune del cittadino all’estero’ «Il cittadino, che, fuori dei casi indicati nei due articoli precedenti, commette in territorio estero un delitto per il quale la legge italiana stabilisce l'ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni, è punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato.  Se si tratta di delitto per il quale è stabilita una pena restrittiva della libertà personale di minore durata, il colpevole è punito a richiesta del ministro di grazia e giustizia, ovvero a istanza o a querela della persona offesa».

Ebbene, secondo la Cassazione si è ritenuta corretta «l'affermazione della giurisdizione italiana e l'individuazione del giudice competente per territorio, trattandosi di delitto comune (infortunio sul lavoro) astrattamente ascrivibile a un cittadino italiano, ossia al datore di lavoro, commesso all'estero e come tale punibile, ai sensi dell'art. 9 c.p., comma 2, su istanza della persona offesa, nella specie sussistente essendo stata avanzata querela - denuncia dal prossimo congiunto della vittima […]» (Cass. Pen.  17 Ottobre 2014, n. 43480).

Dunque, occorre evidenziare la sostanziale differenza  tra il reato compiuto in territorio italiano e quello, invece, compiuto in territorio estero. In tale ultimo caso l’istanza della persona offesa è considerata dalla legge penale italiana come condizione di procedibilità anche nel caso di illeciti penali che secondo l’ordinamento italiano  sarebbero perseguibili d’ufficio.

Al riguardo, al fine di evitare gravose conseguenze sul piano processuale penalistico sia sul fronte italiano che, eventualmente, anche sul fronte estero derivante dalla ipotetica mancata applicazione delle norme in tema di sicurezza sul lavoro previste dal T.U. 81/2008, dalla normativa italiana in genere afferente al settore H&S e dall’eventuale normativa vigente nel paese estero, è  certamente opportuno procedere, prima della costituzione di branch o subsidiary in territorio estero per lo svolgimento di attività (prevalentemente di cantieristica) o al semplice invio di lavoratori all’estero presso società straniere,  ad una seria valutazione dei profili dei lavoratori da inviare, alla scelta dell’istituto giuslavoristico da utilizzare (es: distacco internazionale), alla loro formazione, all’aggiornamento del DVR e in generale, a tutta una serie di aaccortezze e misure da adottare per meglio gestire siffatte situazioni. Successivamente, sarà opportuno verificare ed, eventualmente, rivedere l’organigramma della sicurezza valutando l’ipotesi del conferimento di alcune deleghe di funzioni ex art. 16 D. Lgs. 81/2008 che tengano conto del ruolo dei possibili  dirigenti e/o preposti delegati o subdelegati anche in territorio estero.

Da ultimo, è certamente consigliabile conoscere e comparare la normativa nazionale con la legislazione vigente all’estero. In particolare, sarà opportuno verificare, da subito, se il paese ove si opererà appartiene ad una cultura giuridica in tema di Health & Safety rifacentesi al common law o, viceversa, al civil law.
 

A cura di Erik Scampolini & Federico Minimi, Docenti NIBI

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