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Internazionalizzare il proprio business in tempi di convergenza

Approfondimento Settembre 2016 a cura dei docenti NIBI

C’è solo l’imbarazzo della scelta nell’indicare i temi che possono essere oggetto di scontro per i big dell’economia mondiale. Ma in occasione dell’ultimo summit del G20 (Hangzhou, 4-5 settembre) un punto è stato condiviso e inserito in apertura del comunicato ufficiale: “.. growth is still weaker than desirable”.

In effetti l’aggiornamento del Fondo Monetario Internazionale pubblicato dopo la vittoria di Brexit aveva limato dello 0,1% la crescita mondiale (rispetto alle stime di aprile) portandola al 3,1% per il 2016 e al 3,4% per il 2017. Dello stesso tenore gli ultimi dati dell’OCSE: per i Paesi del G20 la crescita annuale calcolata sul secondo trimestre del 2016 è stata del 2,9%.

Tra le principali cause di questa mancata ripresa, secondo il G20: volatilità nei mercati finanziari con particolare riferimento alle materie prime, commercio mondiale debole (basti pensare all’aumento delle misure difensive e all’accoglienza riservata a CETA, TPP e TTIP), pochi investimenti e quindi bassa produttività in alcuni Paesi. Intanto gli Stati Uniti pensano al secondo aumento dei tassi di interesse, l’area euro ha un modello di rigore fiscale che in molti (tranne la Germania) vorrebbero ammorbidire, e la Cina sembra più concentrata su come gestire un debito andato fuori controllo rispetto a come fare PIL. Questo quadro macroeconomico si inserisce in un altrettanto incerto scenario geopolitico caratterizzato dall’aumento del flusso di richiedenti asilo, dalla minaccia terroristica e dai conflitti, soprattutto nel Medio Oriente.

Osservando il trend discendente della variazione del PIL mondiale è interessante anche notare come dello stesso segno sia la varianza dell’andamento del PIL dei primi trenta Paesi. Il grafico sottostante mostra il picco del 2009, quando la variazione negativa del PIL mondiale ha aumentato la divergenza, e quindi la varianza, del PIL dei diversi Paesi; ovvero, nel 2009 è aumentato il divario tra Paesi che crescevano di più e Paesi che crescevano di meno. Dopo il 2009 i trenta Paesi del nostro campione hanno ricominciato ad avere tassi di variazione del PIL più allineati tra di loro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: FMI

 

Quali sono gli effetti per chi opera sui mercati esteri?

In questo contesto in cui la crescita globale rimane debole (2,9%), bisogna ricordare che le prospettive italiane e quelle dell’area euro sono ancora meno brillanti (rispettivamente 0,8% e 1,6%). E’ quindi probabile che l’espansione del proprio business richieda di volgere lo sguardo oltre confine.

La convergenza dei tassi di crescita nazionali appena mostrata può suggerirci due riflessioni. In primo luogo il grado di interconnessione tra le economie è crescente. Le global value chains attraversano i continenti per beneficiare dei vantaggi competitivi locali e, di fatto, avvicinano i destini economici dei Paesi. Quindi l’analisi dei mercati stranieri deve essere svolta in un contesto più ampio.

In secondo luogo il PIL, sebbene protagonista indiscusso delle variabili macroeconomiche per i ranking internazionali, non è sufficiente per descrivere le potenzialità di un mercato. E spesso le informazioni rilevanti per la propria strategia di internazionalizzazione non si trovano sui report delle istituzioni internazionali ma nell’esperienza di chi opera da anni all’estero.

Per aiutarti nell’internazionalizzazione del tuo business NIBI ha previsto un corso di 60 ore per analizzare le peculiarità dei mercati esteri più interessanti.

Tali tematiche saranno contestualizzate e analizzate durante i "Business Focus" - Milano, dal 14 Ottobre al 3 Dicembre 2016.

 

A cura di Stefano Riela - Coordinatore Scientifico di NIBI.

 

  

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