Image

GCC: il new normal e le prospettive di mercato nella trasformazione delle oil economies

Approfondimento Ottobre 2016 a cura dei docenti NIBI

Il calo nel prezzo del petrolio è ormai una costante negli ultimi mesi: il calo nel valore del barile di greggio è sceso del 40% da giugno a dicembre 2014 e recentemente si è portato a circa 40 USD a barile, perdendo intorno al 70% del proprio valore sul mercato tant’è che gli economisti sono pressoché tutti concordi nel riconoscere che il ritorno a valori standard (circa 100 USD a barile) sarà pressoché impossibile.

Il calo costante – e inesorabile – del prezzo del petrolio è il risultato necessario della combinazione di una serie di fattori: la diminuzione a livello globale dei consumi di greggio e dei suoi derivati, il passaggio alle energie alternative sempre più efficaci e meno costose, nonché l’ingresso nel mercato di nuovi fornitori di energie fossili, oltre alla decisione dell’OPEC di non tagliare i livelli di produzione, inflazionando così un’offerta che ormai eccede la domanda di combustibili fossili. 
Ciò, se da un lato ha permesso all’Arabia Saudita di mantenere la propria quota di mercato, evitando la concorrenza di nuovi attori economi nel settore, dall’altro ha comportato anche un forte calo delle entrate per le cd. oil economies, che si vedono ora costrette a trovare altri mezzi di sostentamento delle economie domestiche e nuovi strumenti di politiche micro e macroeconomiche che permettano il pareggio di bilancio ed il mantenimento dello stato sociale.

In questo quadro di necessario contenimento della spesa pubblica, i Paesi della Cooperazione del Golfo hanno optato per una serie di riforme strutturali riducendo la spesa – e gli sprechi – pubblica, tagliando posti di lavoro nella pubblica amministrazione, cancellando o rimandando la realizzazione di grandi opere infrastrutturali: i sussidi statali sono stati tagliati, alcune tasse esistenti sono state aumentate e altri oneri fiscali sono allo studio dei vari governi locali. La riforma più importante sul tavolo dei ministeri delle finanze è l’introduzione, a far data da gennaio 2018, dell’imposta sul valore aggiunto, fino al finanziamento delle riforme con la quotazione di Saudi Aramco, tra le più importanti società petrolifere al mondo.

Ma l’effetto della crisi petrolifera non è solo l’aumento del cuneo fiscale, comunque in soglie ben contenute, ma anche la necessaria apertura dei paesi del GCC agli investimenti esteri diretti, soprattutto nei settori non-oil, per una radicale diversificazione nell’economia locale.

I piani di sviluppo dell’Arabia Saudita – Saudi Vision 2030 - e degli Emirati Arabi Uniti UAE Vision 2021 –  evidenziano come le monarchie regnanti abbiano inteso trasformare le economie locali, incentivando settori chiavi quale l’educazione e la formazione della forza lavoro locale, al fine di essere sempre più competitivi nel mercato globale in termini di innovazione e capacità produttiva del settore industriale locale.

In questo contesto, i paesi dell’aere del Golfo rappresentano ancor più un terreno fertile per il business: la necessità di diversificazione e di innovazione, nonché le volontà dei Governi locali di portare a termine il progetto di creazione e mantenimento di un new noemal nell’area rappresentano sicuramente un’interessante opportunità per tutti coloro che vogliono partecipare alla trasformazione dell’economia locale ed alla realizzazione dei grandi progetti ancora in cantiere, non ultimo quello di Dubai 2020.

E’ verosimile che nei prossimi anni il GCC non sia più una regione a tassazione zero, né un’area gestita solo da fondi sovrani finanziati dall’avanzo di bilancio dovuto alla vendita di idrocarburi, ma ciononostante gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, il Kuwait, il Qatar, l’Oman ed il Bahrain manterranno e svilupperanno una attrattività per gli investimenti esteri diretti ed indiretti, rimanendo aree cardine per il commercio e la finanza internazionale e diventando, se i piani di sviluppo verranno portati a compimento come desiderato, tra i principali paesi industrializzati al mondo.

Tali tematiche saranno contestualizzate e analizzate durante il Corso "Business in GCC" - Milano, 17, 18 e 19 novembre 2016.

A cura di John Shehata, Coordinatore NIBI per il Business Focus Africa e Medio Oriente.

Visualizza: Mobile