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Approfondimento del mese - Focus Qatar: prospettive e opportunità

A cura dei Docenti NIBI

Ogni mese i docenti dei corsi NIBI ci guidano alla comprensione delle regole e degli strumenti per fare impresa all'estero, approfondendo i temi di maggior attualità e aiutandoci a cogliere le opportunità di sviluppo che si presentano a livello internazionale.
 
L'approfondimento di settembre, a cura del Dott. Alessio Gambino, è dedicato alle prospettive e alle opprtunità di business che il Quatar offre alle imprese italiane.

 

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Il Qatar, una volta uno dei Paesi più poveri tra quelli del Golfo, è ora una delle realtà più dinamiche e in crescita della regione, nonché uno dei Paesi più prosperi a livello mondiale. Secondo i dati del 2014 del Fondo Monetario Internazionale, il Qatar è il Paese con il più alto PIL pro capite al mondo.

 

Quadro generale

Nel 2014, infatti, è cresciuto secondo le stime dell’Economist del 6,0% e ha registrato il tasso di crescita medio più alto del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), questo grazie alla presenza nel suo territorio di grandi giacimenti di petrolio e soprattutto alle immense riserve di gas presenti nel sottosuolo, vera ricchezza del Paese.
Il Qatar detiene, infatti, la terza riserva al mondo di gas naturale liquefatto (GNL) dopo Russia e Iran con una quantità stimata in circa 890.000 miliardi di metri cubi, pari a quasi il 15% di tutte le riserve mondiali.
L’industria degli idrocarburi è controllata dalla compagnia statale Qatar Petroleum, che ha ereditato il controllo della produzione petrolifera dalla British Petroleum nel 1976, e contribuisce con la sua gestione per oltre il 60% del PIL qatarino: l’export del petrolio e del gas rappresenta la principale fonte delle entrate dello Stato, attraverso la cui gestione il governo si occupa del finanziamento di numerosi progetti. 

 

Popolazione

Con una popolazione di  poco più di due milioni di abitanti, di cui solo il 15% locali, è uno dei paesi più dinamici al mondo. 
Il Qatar (grande quanto l’Abruzzo) vanta il secondo più alto tasso di crescita della popolazione al mondo (5,6%), ma non per natalità, bensì per il continuo flusso di immigrati che lavorano nei settori dell’industria degli idrocarburi e delle costruzioni. 
Negli ultimi anni molti occidentali in particolare europei, con una folta presenza  di italiani, hanno iniziato ad occupare posizioni lavorative nei più disparati settori, dal turismo alle costruzioni, dalla ristorazione all’impiego negli ospedali e nei centri di ricerca o addirittura presso holding locali o nelle imprese controllate direttamente dalla famiglia dell’emiro Al Thani.

 

Economia e investimenti 

Per quanto l’economia qatarina sia sostenuta in particolar modo dal settore energetico, il Paese ha saputo mettere in atto politiche innovative e di lungo periodo, che ne hanno determinato uno sviluppo economico costante.

Nel corso degli ultimi anni, il governo del Qatar ha impegnato molti sforzi al fine di ottenere una diversificazione dell’economia del Paese, riservando grande attenzione allo sviluppo e favorendo l’afflusso di investimenti privati ed esteri di settori quali il petrolchimico, ma anche servizi finanziari, welfare, sanitario e della ricerca scientifica, istruzione e formazione, turismo e sport.

Il governo, pur continuando a investire principalmente in progetti prioritari, che coinvolgono i settori dei trasporti, dell'energia e delle infrastrutture idriche, mostra un crescente interesse per il settore green, per i prodotti e servizi tecnologici. L'occasione, inoltre, di ospitare i Mondiali di Calcio nel 2022, garantirà un'importante opportunità di sviluppo ed espansione delle aree più commerciali e votate al turismo.

Oggi il Paese del Golfo è associato, non solo, quindi alle grandi quantità di risorse naturali possedute, ma anche al lusso, alla cultura e allo sport

Esistono inoltre compagnie qatarine che si sono imposte a livello internazionale diventando in pochissimo tempo leader del proprio settore di mercato, come Qatar Airways nell’aviazione civile e Al Jazeera nell’informazione e nell’editoria.  

L’Emirato è diventato altresì uno dei più grandi investitori del mondo, con un patrimonio detenuto dal fondo sovrano, la Qatar Investment Authority, stimato tra i 100 e i 200 miliardi di dollari. I fondi sono stati diretti su scelte di alto profilo, da Barclays a Shell, passando per la nuova city finanziaria di Londra e per marchi come Porshe, Chanel e per l’Italia tra gli altri la Maison Valentino e la Pal Zileri, la Costa Smeralda, il Four Seasons di Firenze, e l’Hotel Gallia di Milano.

Il Qatar accoglie con favore la partecipazione delle aziende straniere pronte a sottoscrivere joint ventures con società locali. Gli investitori stranieri possono infatti investire in ogni settore dell’economia qatarina, purché nella società i soci locali detengano una quota non inferiore al 51% (soventi sono i patti parasociali che stabiliscono diverse ripartizioni percentuali degli utili nonché accordi speciali per l’amministrazione e la gestione operativa della società).
Il Governo di Doha ha poi negli anni previsto una serie di incentivi per favorire la costituzione di joint ventures a partecipazione mista, tra le quali agevolazioni sul prezzo del gas, dell’elettricità e dell’affitto annuo dei terreni industriali. 

Non è prevista alcuna tariffa doganale sull’importazione di macchinari, impiantistica e parti di ricambio e nessuna tassa sulle esportazioni mentre esistono esenzioni fiscali sui profitti societari per periodi pre-determinati e nessuna restrizione quantitativa sulle importazioni. 
Anche i redditi da lavoro dei cittadini stranieri non sono tassati e vi è un’immigrazione libera purché si disponga di un contratto di lavoro e facilitazioni per l’impiego di manodopera straniera specializzata e non.  Quanto alla tassazione delle società, il regime impositivo è piuttosto leggero, dopo le ultime modifiche apportate al fine di incentivare gli investimento esteri:  il livello di imposte sulle società è pari a un semplice 10%, indipendentemente dai profitti generati dalle aziende. Una tassazione aggiuntiva del 2,5% è prevista poi per le imprese le cui azioni sono quotate in Qatar. 

 

Interscambio commerciale

I rapporti commerciali del Qatar si concentrano essenzialmente nell’area asiatica, soprattutto per ciò che riguarda le esportazioni (in gran parte, petrolio e gas naturale), prevalentemente dirette verso Giappone e Corea del Sud seguiti da India e Cina

Le importazioni risultano più differenziate dal punto di vista geografico, con gli Emirati Arabi Uniti e gli Stati Uniti in testa seguiti da Arabia Saudita e Regno Unito. La bilancia commerciale di Doha, per effetto delle esportazioni di idrocarburi, risulta essere costantemente in positivo e ciò permette al piccolo emirato di accumulare notevoli riserve da utilizzare nell’acquisto di asset internazionali.

Per quanto riguarda le relazioni commerciali bilaterali Italia e Qatar, se nel 2013 l’export italiano verso il Paese del Golfo è cresciuto del 5,7%, quasi il doppio di quello delle imprese francesi, arrivando così a quota 1,07 miliardi di euro, nell’ultimo anno si è registrata una leggera flessione (-3,6%), mentre - in linea con la crisi - nell’ultimo biennio si è assistito a un crollo delle importazioni italiane composte essenzialmente da GNL (-25,2% nel 2013 e -29,6% nel 2014).

Tra i principali beni esportati dall’Italia troviamo: meccanica strumentale, autoveicoli e arredamento; mentre tra le principali società italiane operanti nel Paese ci sono Finmeccanica (attraverso le controllate Fata, Selex Sistemi Integrati ed AgustaWestland), Saipem, Salini-Impregilo, Rizzani De Eccher, Prysmian, Trevi, Astaldi, Maire Tecnimont, Anas, Marcegaglia e altri importanti player.

Dando uno sguardo al futuro invece, secondo le previsioni della SACE, l’export italiano nel 2016 crescerà del 9,7%. La percezione del “Made in Italy” è ottima ed è associata al lusso, all’altissima qualità e al valore creato del design. Anche nel food and beverage nell’ultimo periodo si è assistito localmente alla nascita di ristoranti, gelaterie appartenenti a brand italiani come Antica Pesa (storico ristorante romano da poco presente anche a Doha) e Flor (catena di gelaterie tutta italiana molto attiva nel Paese).

 

Opportunità, prospettive e difficoltà

Ingenti riserve di gas, investimenti esteri e privati, fanno del Qatar un partner privilegiato per i player mondiali, che a differenza dei suoi vicini del Golfo, Bahrain e Oman, non nasconde un pericolo imminente di impoverimento delle risorse, e soprattutto i ricavi derivanti non devono essere distribuite su una vasta popolazione nazionale, come in Arabia Saudita. 
Le opportunità per le imprese italiane non mancano, almeno sulla carta, ma per intercettare davvero quelle migliori e realmente generatrici di valore aggiunto occorre:

studiare approfonditamente il mercato
valutare in modo completo il proprio partner
investire localmente nei fattori produttivi. 
Il raccolto come sempre, è frutto di una corretta strategia e di una ancor più efficace azione operativa sul campo, ma occorre pazientare e perseverare nel tempo.  

Con le opportunità si annidano e convivono anche le difficoltà. Oltre alla differente cultura del mercato, alla quale non sempre si riescono ad adattare  prodotti e servizi concepiti per mercati e culture diverse, la scelta del partner o del progetto più appropriato può di per se’ rappresentare il primo vero scoglio per entrare. 

Il Qatar si è imposto economicamente e politicamente alla ribalta internazionale in un periodo relativamente breve. Lo ha fatto con un’ intelligente strategia, con astuzia e perseveranza, ribaltando gli equilibri geopolitici dell’area ed entrando negli interessi economici del mondo occidentale. Nel torneo degli scacchi mondiali il piccolo paese arabo si è meritato a torto o ragione un posto dal quale difficilmente potrà essere estromesso.  

Alessio Gambino

Founder di Exportiamo e docente del Corso Executive Business In Gulf Cooperation Council NIBI

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