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Approfondimento del mese - A cura dei docenti NIBI

Egitto: dalla partnership politica nuove opportunità per gli investimenti italiani 

Ogni mese i docenti dei corsi NIBI ci guidano alla comprensione delle regole e degli strumenti per fare impresa all'estero, approfondendo i temi di maggior attualità e aiutandoci a cogliere le opportunità di sviluppo che si presentano a livello internazionale.
 
L'approfondimento di agosto, a cura dell'Avv. John Shehata, è dedicato alle nuove opprtunità per gli investimenti italiani in Egitto.

 

Leggi l'articolo: 

Egitto: dalla partnership politica nuove opportunità per gli investimenti italiani

Che Italia ed Egitto siano partner commerciali stabili e con rapporti di interscambio in costante crescita è un dato noto, confermato dalle statistiche e dai rapporti sugli investimenti diretti ed indiretti stilati da entrambi i paesi, nonché da istituti ed organismi terzi ed indipendenti. 

Nel 2014, l’interscambio tra i due paesi è stato pari a 5,180 miliardi di euro e l’Italia risulta il terzo fornitore dell’Egitto dopo Cina e Stati Uniti e il primo importatore davanti ad India e Arabia Saudita.  
Negli ultimi mesi, poi – ed anche questo è fatto noto - il rapporto tra i due Paesi si sta via via rafforzandosi non solo in un’ottica commerciale, ma anche sotto il profilo del legame politico quali partner strategici nel rinnovato interesse italiano per il Mediterraneo. 
Non a caso il primo ministro Matteo Renzi è stato il primo leader occidentale a far visita al Presidente Al-Sisi e l’Italia è stato il primo paese europeo in cui Al-Sisi si è recato in visita ufficiale nel corso del 2014. L’ultima di una serie di visite di Stato ha portato il primo ministro egiziano, Ibrahim Mahlab a celebrare la festa nazionale egiziana presso i padiglioni di EXPO dove ha partecipato ai lavori del Business Council Italia-Egitto, per poi incontrare a Roma il primo ministro italiano, ed i vertici di Cassa Depositi e Prestiti e SACE.  

 

Opportunità per le piccole e medie imprese italiane

Ma per le piccole e medie imprese italiane, quali sono le reali prospettive in un paese assurto alle cronache più per l’attentato fatale al procuratore generale Hisham Barakat e per la deflagrazione avanti al Consolato della Repubblica d’Italia al Cairo che per il rilevante fermento economico e politico?

L’Egitto è un paese dalla forte vocazione industriale

  • posizione strategica (enfatizzata dall’ampliamento del Canale di Suez)
  • accordi di libero scambio con molti paesi limitrofi (tra cui la partnership con l’Unione Europea, il Greater Arab Free Trade Area, ed il Common Market for Eastern and Southern Africa)
  • valuta locale debole 
  • basso costo della manodopera
  • leggi sul lavoro favorevoli all’impresa
  • disoccupazione endemica in una popolazione giovane e ben disposta alla formazione
  • tassazione contenuta rendono la Valle del Nilo un terreno fertile per l’industrializzazione.


Energie rinnovabili: un mercato in sviluppo

Donde le recenti norme introdotte dal Governo per incentivare gli investimenti esteri diretti in generale e le sovvenzioni alle energie rinnovabili in particolare: capitale straniero e freen energy per fertilizzare la crescita dell’economia domestica. 

E, in effetti, l’appetito del mercato locale per nuove fonti di energia è di palpabile evidenza.

Con una proiezione di domanda di elettricità costantemente crescente, e una riduzione lenta ma inesorabile delle fonti di energia convenzionali, le energie rinnovabili paiono essere l’unica scelta valida all’utilizzo del carbon fossile.

E il piano strategico dell’Egitto per il periodo 2015 -2017 prevede l’installazione di circa 4.300 MW, di cui circa la metà a fonte eolica e la metà a fonte solare. E circa il 15% delle società coinvolte nel progetto paiono essere – secondo una analisi di Chadbourne – PMI, capaci di installare fino a 20MW.

 Ma se i mega progetti nell’energia rimangono appannaggio di  grandi imprese e consorzi capaci di costruire e gestire appalti che  superino i 50MW, a fronte di una feed in tariff interessante, ma  che sconta il rischio valuta e le attese sulla capacità del paese di  far fronte all’esposizione debitoria che le casse dello Stato  andranno maturando in ragione dei molti incentivi e sussidi  all’economia promessi, le PMI italiane possono, di contro,  muoversi più agilmente quali fornitori di beni e servizi e ai grandi  appaltatori e al Governo locale e, soprattutto, agli utenti finali.  

Ed invero, il target oggi più interessante per le imprese Italiane è proprio quel comparto industriale che il governo locale tende a incentivare indirettamente, sussidiando la produzione di energie rinnovabili: 

  • l’ammodernamento e l’efficientemente energetico degli impianti di produzione, 
  • la sostenibilità energetica di edifici e fabbriche, 
  • il risparmio e la messa in sicurezza in termini di elettricità 

sono, oggi, tra i servizi più richiesti dai produttori locali, che vedono negli standard di efficientemente europei  la strategia giusta per abbattere i costi di produzione e migliorare la gestione degli overheads.

Per le imprese italiane che hanno maturato esperienza nel campo energetico e che oggi vedono sempre più ridursi la torta del mercato del Bel Paese nel settore delle green energies, l’Egitto sta certamente diventando una valida alternativa. 

 

Come operare in Egitto: presenza in loco

Ma fare affari in Egitto senza esser presenti sul territorio è, di fatto, impossibile. La normativa locale, oggi, è comunque favorevole agli investimenti esteri e – seppur questa non possa che essere una necessaria semplificazione – ai non egiziani è concesso costituire e gestire società in loco. In particolare, la costituzione di una joint stock company (per assonanza assimilabile alla nostra società per azioni) richiede un capitale minino di circa 30.000 Euro (25% dei quali da versare al momento della costituzione ed il resto entro i successivi 5 anni) tre soci e un consiglio di amministrazione a tre membri, senza vincoli di nazionalità. 

E anche il Sistema Italia si sta muovendo per sostenere le attività delle proprie imprese al Cairo. Oltre all’ottimo lavoro svolto dalle istituzioni italiane in loco, sono notizie recenti lo studio, da parte di SACE, di un portafoglio di 5 miliardi di Euro di nuove operazioni, così come il lancio, da parte di Intesa San Paolo (presente ed attiva nel paese per tramite di AlexBank), di nuovi servizi di consulenza e linee di credito a favore delle imprese che operano tra Italia ed Egitto.

I segnali economici e politici sono chiari ed evidenti. Il Sistema Italia ha avviato una serie di azioni a sostegno degli investimenti diretti in Egitto. Ora resta solo alle aziende cogliere l’occasione ed internazionalizzare in quella che – anche in ragione dell’ampliamento del Canale di Suez – è la porta d’ingresso per l’Africa ed il Medio Oriente. 

A cura di: John Shehata  - Of Counsel presso Bonelli Erede, Coordinatore e docente del Business Focus Mediterraneo e Medio Oriente NIBI

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